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La vecchia Sarda aspetta con pazienza la carezza delle nostre cuori e mani per rinascere!

La vecchia Sarda aspetta con pazienza la carezza delle nostre cuori e mani per rinascere!

Ci troviamo nella strada che passa vicino all’idrocentrale di Vau Dejes, piu ad ovest, vicino ad un molo molto semplice. Il tempo e’ fresco, perche ha piovuto tutta la notte, e le nuvole da quello che si vede non hanno come obiettivo il lago, corrono verso gli Alpi. Noi stiamo aspettando le barche, una delle quali con una capacita piu piccola di 7-8 persone e’ piu comoda, invece l’altra e’ una barcha metalica con un motore, che ha la capacita di prendere piu persone.

Abiamo appena visitato un piccolo museo etnografico del Municipio di Vau Dejes, realizzato in ambito di un progetto di IPA, come collaborazione transfrontaliera di questo Municipio con i Comuni di Ulqin e Tuz – Montenegro. I nostri amici Italiani, Giorgio, Paolo e Mariano, sonno di buon umore e fanno comenti positivi su i vestiti che si trovano sul museo.

Tutto e pronto. La superfice del lago e sereno, con piccole onde, quasi non soffia il vento. Siamo pronti per partire. Rozeta, la cordinatrice del progetto e l’organizzatore di questa missione di conocsenza a Sarda, e la sua assistente Oriola, si consultano con il sindaco di Vau Dejes z.Gjon Marku  e il Presidente dell’Associazione Culturale “Sarda”,  z.Artef Leka di come dividere il gruppo. Insieme a noi sono anche alcuni rappresentanti del comune e anche gli animatori della zona,  Zamira e Angjelin. Siamo rapidamente divisi sulle due barche e con i motori accesi abbiamo cominciato il viaggio sul lago, il quale con il suo blu profondo che brilla dai raggi di sole che infiltrano tramite le nuvole, ci invita nella sua approfondita.

Le nostre barche partono come in una gara. La panorama e’ magnifico, molto speciale, con un forte sviluppo delle foreste, in questa stagione prospero, che sembrano che ci accompagna con piacere nel nostro pellegrinaggio. Navighiamo vedendo il panorama. Alla sinistra si trova la Montagna di Sheldi, presso la quale si appare una vecchia chiesa di questo villaggio. Alla destra si trova una piccola baia del lago dove i villaggi di Lisna e Vjerdha sono trasformato, e le case isolate sulle colline boschive con un verde esuberante.

Z.Leka parla di un progetto che si puo realizzare per creare una villaggio di giovani, con centri di divertimento e di sport, con una strada che si potrebbe adattare per le gare di cavallo, costruire un molo vicino alla collina, e poi organizzare anche le gare di nuoto e di canottaggio con una partecipazione vasta di giovani che seguono le gare da sopra le colline.

Piu in oltre si trova una baia che si puo adattare come una spiagia che nel futuro puo essere frequentata dai turisti. Siamo arrivati vicino alla diga di Ragam, un bellissimo villaggio della Comune di Gur i Zi, 9 km da Scutari. Le case isolate in mezzo agli alberi, in colline, sembrano come se ci salutano nel nostro viaggio. Che splendido villaggio e che panorama impressionante

Ora stiamo movendo verso l’isola di Sarda, che forse gli abitanti di quel tempo, dopo la Conquista ottomana, hanno cambiato il nome, chiamandola poi Shurdhah.  Da un centro urbana sviluppata, questa isola fiorira’ durante il Medioevo con il suo Principe Leke Dukagjini, come l’ultimo castello di resistenza Albanese, che crolera’ con molta crudelta nel 1491. Vediamo da lontano i muri della porta dell’ingresso sul castello, la quale anche se e’ rovinato dal tempo, mantiene la sua grandezza e l’orgolio della resistenza, degli uomini coraggiosi sacrificati vicino a quei muri.   I nostri sguardi si concentrano li. Dimentichiamo il lago e il mistero che nascondono le montagne e le coline che ci circondano. Scendiamo rapidamente dalle barche. Corriamo verso il percorso che ci porta sul muro che circonda il castello costruito nel  VIII-VI secolo a.c., che rapresenta secondo i ricercatori, la cultura ilira.

Ecco l’entrata, accanto alla quale si trovano i vecchi muri scolpiti, acompagnate dalle torri rotonde di protezione. Nella destra il ciceron Artef ci fa vedere la prima chiesa, non molto grande ma con muri che sono ancora in piedi. Salendo piu sopra vediamo la porta d’ingresso del castello con un arco lavorato artisticamente e con le bracce aperte, come se forse ti sat augurando il benvenuto. Ancora muri e muri. Il lato Est dell’ isola, che a quei tempi era penisola (isola si e creato nel 1971 quando si e creato il Lago artificiale di Vau Dejes) e’ un abisso verticale con una protezione naturale che non aveva bisogno di muri attorno. Ancora un altra chiesa, della Madonna, costruita con pietre scolpite. La parte aggiuntiva, secondo ciceron era restaurata nel periodo dei regno di Dukagjin, invece l’altra parte era del secolo 10. Con inizio dei processi democratici i abitanti piu vicini l’hanno coperto.

Sarda era una citta’  importante anche nel Medioevo. Era un centro religioso diocesiale sin dal VI secolo.  Questo privilegio lo avevano solo le citta’ piu importanti urbane. Nel 977 era il centro della regione di Polat, il potere di cui era esteso nei due lati della portata di Drin da Kukes fino al Lago di Scutari.  Questa citta, oggi distrutta, a quei tempi era un posto di riposo per i viaggiatori e per tutti i caravani che viaggiavano nella vechia strada che collegava Gjakova, Scutari ed Ulqin.

Scendiamo nella casa di  Leke Dukagjini, che anche distrutta da invasori, si distinguono bene le mura, i corridoi che in qualche pezzo sono piu di 1,5 m. Vicino la casa si trova un albero di mandorla, e in un mogano di pietra, il gruppo di riunisce.inizia una discussione vivace di come lo vogliamo proteggere questo patrimonio storico e archeologico per far conoscere, visitare e piacevole per i turisti, studenti, alunni e insegnanti.

Qualcuno ha menzionato le primi passi che dovevamo fare: una mappa di orientamento, precisando con tabelle informative riguarda gli oggetti, liberando i sentieri dalle pietre e rovi, altro che ristrutturazione idispensabili, proteggendo con professionalita’ l’autenticita’ della lavorazione dell’epoca. Ul altro ha suggerito la creazione di un piccolo centro di accoglienza per piccoli servizzi e informazioni, ma questa idea si e opposto per l’impatto in ambiente, perche e difficile trasportare i rifiuti da li. Un altro a insistito di conservare tutto cioe’ cosi come e’, vergine, che parla da se anche con questo fase di degradazione, per le barbarie degli invasori ma anche per la sua civilta’ e sviluppo di un popolo che voleva vivere con la sua preciosa liberta’. Cicerom commenta che anche piu in giu’ sono le mura dei altre chiese e altri oggetti, ma che era difficile raggiungere per la mancanza dei sentieri liberi. La legenda parla che prima dell’invasione turcha gli erano 365 altari, dove ogni giorni di teneva la mesa secondo il giorno e santo in una degli altari. Sicuramente che la legenda, anche se un po incredibile per noi, per gli abitanti della zona che sono cresciuti gli, e proprio vero.

Lentamente le nostre discussioni tornano nelle foto  vicino a questi oggeti di valore unico per la nostra storia. Torniamo dalle nostre barche ma con un peso nel cuore. Tutto il panorama resta li bellissima e magnifica. Quei muri sembra che ci vedano con un tono di rimprovero e di dispiacere perche li abbiamo abbandonati e dimenticati. I raggi del soli adesso gli espongono anche di piu’, anche piu lontano, nella loro splendezza, che si circondono dalla cornice delle colline e montagne imponenti.

La vecchia Sarda aspetta con pazienza la carezza delle nostre cuore e mani per rinascere!

Zef Vokrri,    Vaudejes,  22.05.2013